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11 gennaio, 2008

La prossima, solo se mi regalano il biglietto

La Biennale è ormai finita e il mio resoconto è rimasto molto indietro e assai incompleto, quindi mi dispiace per tutti quelli che aspettavano di leggere le mie recensioni per decidere se andare a vederla oppure no (so che siete tantissimi, vi amo tutti, grazie) ma il mio consiglio era comunque quello di risparmiare i soldi del biglietto e del viaggio perché di cose veramente belle non ce n’erano, almeno secondo il mio insindacabile giudizio. Solo qualche opera buona e gran parte del resto scadente o insignificante.
Io i Padiglioni internazionali e alcune delle mostre laterali sparse per Venezia le ho viste, trascinandoci anche mio figlio, e mi ero proposto di scriverne ma pian piano ho veramente perso interesse.
Ma io sono fatto così, ho la testa e i cassetti pieni di progetti incompiuti;
non so come succede ma quando inizio una cosa non riesco quasi mai a fini

08 ottobre, 2007

2007 Odissea nello strazio

All'uscita dalla Biennale mi sono trovato di fronte un monolite rosso e un istinto di violenza mi ha pervaso.
Forse è un problema personale ma non riesco più a trovare quasi nulla in queste rassegne di arte contemporanea di veramente emozionante; per alcune opere è una questione di linguaggio, me ne rendo conto, ad esempio in generale non sopporto i video, anche se una delle cose che mi sono piaciute in questa edizione è proprio un video (quando si dice essere coerenti), per altre è una questione di sostanza, nel senso che mi pare non ci sia.
Vi dirò molto brevemente delle cose che mi sono piaciute e di quelle che non mi sono piaciute, tutte quelle che non cito mi sono state indifferenti e non ne parlerò.
Partiamo dal Padiglione Italia, quello che, insieme all'Arsenale, è interamente gestito dal curatore, Robert Storr, e che quindi ne dichiara le intenzioni.
Visto che ne scrivo dopo circa due mesi dalla mia visita, per comodità seguo un elenco degli artisti in ordine alfabetico e spero che la cosa non risulti noiosa:

Ignasi Aballì (Spagna, 1958)
Due pareti con scritte molto fitte in colonna di stragi, desaparecidos e altri avvenimenti drammatici tradotti in statistiche. Il significato politico però non riscatta un’opera in se banalissima.

Giovanni Anselmo (Italia, 1943)
Una ventina circa di blocchi di granito grigio che, secondo l’artista, salendoci permettono l’avvicinamento “di una spanna verso le stelle”. Mi verrebbe voglia di organizzare un V-Day per gli artisti.

Louise Bourgeois (Francia 1911)
Opera non all’altezza dell’autrice, una parete con molti foglietti riempiti con un fitto reticolo blu e qualche segno rosso: boh.

Daniel Buren (Francia, 1938)
Un’opera tanto insulsa quanto esteticamente brutta.
In mezzo al prato una pedana rotonda e quattro pilastrini che sorreggono una tettoia, rotonda anch’essa ma leggermente inclinata, di vetri colorati. Di che colori? Giallo, blu, rosso e verde. Orribile.

Raoul De Keyser (Belgio, 1930)
Piccoli quadri astratti ma di un astrattismo povero e non virtusistico e intriganti per la loro enigmaticità: interessante.

Shaun Gladwell (Australia, 1972)
Questo è il video che mi è piaciuto: un ragazzo fa evoluzioni con il suo skateboard su un molo e sullo sfondo c’é l’oceano in burrasca. Senza sonoro e leggermente rallentato il video trasforma la danza ripetitiva dello skater in una visione poetica e ipnotica.

Felix Gonzales-Torres (Cuba, 1957- Stati Uniti, 1996)
L’opera consiste in una tenda di perline all’entrata di una stanza e una coppia di specchi sulla parete opposta. Quando l’ho vista mi son detto: “ vabbè, passiamo oltre”, poi a casa mi sono informato e mi accorgo che è lo stesso artista che rappresenta il padiglione degli Stati Uniti, e leggo: “le sue opere sono fortemente legate alla transitorietà e alla fragilità dell’esistenza; nel Padiglione Italia, l’artista cubano morto per Aids è rappresentato da altri simboli della Vanitas (il doppio specchio) e della malattia, come la tenda in perline di colori diversi ma tutti riferiti ai fluidi del corpo umano”…
Un bel V-Day anche per lui!

Ellsworth Kelly (Usa, 1923)
Un irritante astrattismo geometrico che nasconde (ma neanche tanto) il nulla.

Martin Kippenberger (Germania, 1953-1997)
A me piace, non so a voi.

Bruce Nauman (Usa, 1941)
Brutto.

Gerhard Richter (Gemania,1932)
Stupendo!

Lawrence Weiner (Usa, 1942)
Che palle le scritte sui muri.

Questo era solo il Padiglione Italia e ne ho saltati parecchi, mancano ancora tutti i padiglioni internazionali e l'Arsenale.

(continua)

31 agosto, 2007

News da Venezia

Eccomi, sono rientrato da poco dalle vacanze e devo approfittare del poco tempo libero per vedere quello che c'è da vedere, anche perchè mi sono accorto che alcune mostre finiscono molto prima rispetto alla biennale. Una di queste era New Religion di Damien Hirst (che io non apprezzo) che finiva il 4 agosto e io l'ho mancata come un pollo, però vi segnalo questo post molto interessante.
I Giardini e l'Arsenale li ho visti un mese fa circa ma non ho fatto in tempo a scriverne prima della partenza e siccome c'era molta roba ve ne parlo appena ho raccolto le idee.

Trascinando mio figlio, visto che le scuole non sono ancora iniziate, per la città sono riuscito a vedere Omar Galliani, Tra Oriente e Occidente. Il grande disegno italiano in Cina.
Di Galliani non so bene cosa pensare, o meglio, a volte mi piace e a volte no; è sicuramente un ottimo disegnatore e lo dimostra anche in questa occasione, i quadri (matita e carboncino su legno) sono sicuramente di grande effetto ma alcuni oscillano tra il raffinato e lo stucchevole soprattutto nella scelta delle fisionomie. Sembrano prese dalle riviste patinate, sono facce da Vogue che, secondo me, fanno perdere forza alle opere.
Il connubio con la Cina mi sembra azzeccato, l'equilibrio e la pulizia dei suoi quadri ricorda molto l'arte orientale.



Poi ho visto John Singer Sargent al museo Correr, speravo ci fossero più opere ma ne valeva la pena comunque; molti acquarelli e poche tele di piccolo e medio formato, ma vedere certe pennellate, certi segni così veloci e sicuri e quei cromatismi così difficili da immaginare oggi, è sempre un piacere.

14 giugno, 2007

Cornice, Venice art fair

Come preannunciavo sono stato a vedere Cornice, la fiera che si è svolta dal 7 al 10 giugno sull’isola del Tronchetto a Venezia che riuniva gallerie nazionali ed internazionali.
Entro nel tendone, mi avvicino alla biglietteria,
“scusi il ridotto per chi è?”
“studenti”
“mi dia uno intero”
“quindici euro, grazie”
Le ragazze che mi strappano il biglietto sono molto carine, bene, è un buon inizio.
Mentre mi sto già deprimendo perché sulla mia destra c’è un’opera di Plessi, la stessa opera da trent’anni, butto l’occhio in avanti e vedo un grande ritratto di donna, sembra un Lucian Freud, sembra proprio un Freud, mi dirigo verso il quadro, non c’è dubbio è Lucian Freud, mi gioco una palla che è Lucian Freud, eccomi davanti al quadro, me lo guardo ben bene, certo che come dipinge Freud, fammi leggere di che anno è questo…Tai-Shan Schierenberg?
Proseguo la visita con un testicolo di meno.

E quello cos’è? Ah! galline imbalsamate.
Per fortuna in alcuni stand le ragazze addette alle relazioni con il pubblico sono una vista più piacevole di molte opere esposte.

Passo oltre e mi imbatto in alcuni lavori di Jan Fabre; questo personaggio meriterà un post tutto suo quando andrò a vedere la mostra sempre qui a Venezia, premetto solo che i suoi lavori mi provocano un orrore profondo e non nel senso “buono”, un post dedicato a lui e a tutti i tassidermisti che da qualche anno in qua
stanno affollando il mondo dell’arte.

Degno di nota mi sembra il grande salto di un artista italo americano, Frank Mottarello, che dopo anni passati a bazzicare il giro delle gelaterie è stato preso sotto l’ala protettrice della Suck it & Suck it, l’ormai mitica galleria londinese specializzata nello scovare nuovi talenti, che ora si è aggiudicata l’esclusiva di tutti i suoi lavori.

Il direttore della Suck it & Suck it, John Magnum Caramel, sta cercando di recuperare anche tutte le altre opere sparse per il mondo, un impresa titanica visto che Mottarello ha iniziato vent’anni fa a seminare coni gelato in ogni angolo della terra. Io stesso ricordo di averne visto uno a Bombay alla gelateria Lip Lap, quella che fa angolo con il barbiere.

Finisco il mio giro, saluto e supero le ragazze strappabiglietti, sono quasi oltre la soglia quando una delle due mi chiama, mi volto,
“si?” dico

“è tuo questo?”
la ragazza tiene in mano un piccolo sacchettino, si direbbe di pelle con i bordi insanguinati, lo riconosco

“tienilo pure” faccio io,
la ragazza mi sorride con uno sguardo colmo di gratitudine, mi giro ed esco dal buio del tendone, fuori il sole è accecante.



10 giugno, 2007

Il circo è arrivato


Anche quest’anno la Biennale sbarca in città.
Inizio subito con una frase da “manuale del giornalista” giusto per non creare illusioni sulla qualità del seguito di questo post.
Vivo a Venezia da quindici anni e non ho mai visitato la Biennale d’arte in maniera completa; intendo dire, oltre ai Giardini e all’Arsenale, anche tutti gli altri padiglioni che diventano sempre più numerosi e tutte le mostre ed eventi laterali sparsi per la città.
Quest’anno ho deciso di farlo per voi, cari lettori.
Da oggi a settembre, quando avrò tempo e voglia, cercherò di passare uno per uno tutto quello che la Biennale propone ma soprattutto vi farò sapere cosa ne penso!!
Vado, vedo, vi racconto.
Sarà un resoconto assolutamente arbitrario, disinformato, ritardatario, umorale e amorale.
Fra le mostre che i vari musei veneziani offrono ce n’è qualcuna che, sulla carta, sembra succulenta:

Artempo, Where Time becomes Art, Palazzo Fortuny

All in the Present must be Transformed:
Matthew Barney and Joseph Beuys
,
Collezione Peggy Guggenheim

Sequence 1. Palazzo Grassi

Sargent and Venice e Enzo Cucchi, Museo Correr

Ho volutamente evitato questi giorni caotici dell’inaugurazione perché non permettono una visione tranquilla, rilassata e obiettiva delle opere (in realtà non ho ricevuto gli inviti, bastardi!).
Per il momento ho visitato solo Cornice, la fiera che raccoglie una cinquantina di gallerie internazionali sull’isola del Tronchetto, ma di questo ve ne parlerò più dettagliatamente fra qualche giorno.