24 maggio, 2006

Il giardino della speranza

E’ sempre in agguato la suggestione dell’artista contemporaneo che come una specie di antenna riceve l’ispirazione e ci restituisce l’immagine. Colpa di Picasso che improvvisava facilmente davanti alla telecamera un disegno di luce. Mi capita continuamente di ricascarci, così pensavo che anche Afro Basaldella – genio italiano dell’informale insieme a Alberto Burri – dipingesse di getto. A maggior ragione perché la sua pittura rappresenta forze in movimento: impatti, sinergie, trasformazioni, collassi, deviazioni. Forze materiali e movimenti cerebrali che chiamiamo sogni.
A queste masse non oggettuali Afro dava un nome per ricollegarle al reale. Così nel ’58 dipinse un lirico Giardino della speranza.
Alla mostra modenese sull’informale erano esposti i bozzetti preparatori del Giardino. Evidentemente nessuna ispirazione era scesa dal cielo a innescare un raptus della mano. Afro segue un progetto scrupoloso per arrivare al dipinto finale, che risulta fluido come musica. La sua storia è una costruzione paziente per tentativi, come posare mattone su mattone.

(Purtroppo non ho trovato l'immagine giusta, e del dipinto di Afro pubblicato qui non riesco a risalire al titolo, ma, almeno, rende bene l'idea)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

Nice colors. Keep up the good work. thnx!
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Anonimo ha detto...

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