13 novembre, 2010

Letti per voi


Dopo aver splendidamente adattato Schnitzler, Manuele Fior torna con una storia tutta sua: un triangolo d'amore e amicizia che attraversa un lungo arco temporale e un altrettanto ampio spazio geografico. Il libro funziona, ma forse prende il passo troppo tardi. Un inizio dilatato e un bel finale. E' cosa nota che in queste pagine ci sia un bel po' di Rhomer (regista che non amo), ma mi ha fatto piacere trovarci anche un che di Scola. Non amo particolarmente questo regista, ma sono contento di trovare un autore italiano che dimostra grande e spontanea confidenza con le atmosfere del cinema italiano di quegli anni.
Inoltre nel finale (che avviene in un Italia di qualche decennio in avanti) spiccano un paio di gustosi dettagli futuribili. Un tocco di classe.
Giudizio: Bello.
Voto: 7/10



Ho letto delle critiche sul fatto che questo non è un reportage come quelli di Joe Sacco (zzzzzzzz...), ma a me queste disamine interessano poco. E' invece vero che in questo libro sarebbe stato meglio bilanciare meglio il rapporto fra il passato e il presente dell'Ucraina (che in questo libro appare poco). A dirla tutta avrei preferito che il presente fosse quasi cancellato dalla storia.
Superate queste puntualizzazioni, resta il fatto che Igort ha messo in piedi il suo libro più bello, un lavoro che in certi momenti è di potenza indiscutibile (la storia dell'uomo a quattro zampe è splendida). Come al solito il disegno e la colorazione sono di eleganza rara e passano da un registro all'altro con esemplare competenza e senza strappi.
Un tratto nero e informe per la Storia maiuscola.
Uno realistico e acquerellato per i piccoli ritratti dei protagonisti.
Uno burattinato per raccontare le loro minuscole storie.
Giudizio: Molto buono.
Voto: 8/10



L'ho già detto e scritto altrove. Per me Giacomo Nanni è il più grande autore italiano vivente. Punto. Non nel senso che è più bravo a disegnare o a scrivere rispetto ad altri. Queste sono classificazioni e distinzioni che per me (soprattutto nel fumetto) non hanno senso. Per me Giacomo è un autore fatto e poco importa valutare il suo percorso libro per libro. Ormai la sua opera c'è già e a noi lettori spetta il compito di affrontarla. E con opera non mi riferisco a un titolo in particolare, ma a qualsiasi cosa lui abbia pubblicato e avrà intenzione di dare alle stampe. Poi potrei star qui ad annoiarvi su un paio di momenti in cui credo che la narrazione si inceppi, ma questo non ha importanza. L'autore c'è, l'opera pure. Il resto sarà la vita a deciderlo.
Giudizio e Voto: Da studiare.


Alessandro Tota, Yeti

Yeti è un libro disegnato molto bene. Si legge e - cosa rara - si sfoglia con piacere. Infatti non è necessario prestargli troppa attenzione, lo si apprezza anche con una lettura distratta. C'è chi ha sottolineato l'aspetto ricattatorio della pacioccosità del suo protagonista - un pupazzone rosa vittima di un mondo infame -, della serie "se non ti piaccio è perché sei una merda". A mio parere è un'osservazione sensata, ma che non tiene conto di una cosa. Tota è al suo esordio in solitaria e in quasi tutta la sua produzione precedente ha messo se stesso al centro delle sue storie. Qui non è da meno. Ovviamente Yeti non è altro che una componente del carattere dell'autore, e del resto anche i personaggi di Caterina, Volker e Alessandro lo sono. Per un autore così legato all'autobiografia è difficile creare una storia che lo escluda dalla narrazione. Ecco quindi un personaggio "paraurti", secondario eppure indispensabile per lo svolgimento della storia. In gergo teatrale si chiama "tinca". Yeti, contrariamente a quello che il 99 per cento dei suoi recensori hanno scritto, non è un personaggio né un protagonista, ma solo un titolo. La storia è quella cosa che succede quando lui non c'è. Con buona pace di chi non lo vuol capire.
Giudizio: Diamogli tempo.
Voto: 7-/10

2 commenti:

Igort ha detto...

Pasqualone Pasqualone!

pasquale la forgia ha detto...

uè... t'avevo perso qui sotto!