23 maggio, 2012

Letti per voi, again

Fallen Words
di Yoshihiro Tatsumi

Drawn&Quarterly
264 pagine

Un annetto fa ho scoperto Tatsumi. Lo stesso giorno ho realizzato di essere un idiota. Sì, perché non si può arrivare a trent'anni con l'illusione di saperla lunga per poi scoprire che alla fine dei Sessanta in Giappone avevano già fatto tutto quello che noi segaioli occidentali stiamo cominciando a fare oggi, con una fatica e un'innaturalezza immane, tra l'altro.
Dopo aver recuperato tutto il Tatsumi disponibile in inglese (fallo anche tu, adesso poi è anche in paperback), ho atteso con le bave questo Fallen words, opera piuttosto recente nella quale il maestro rilegge delle storielle morali della tradizione orale giappa. Io, come ho già detto più volte, di Giappone-usi-e-costumi non ne so una fava, quindi ogni tanto mi è capitato di arrivare alla fine di uno dei racconti dicendo: "Ma che cazzo ho letto?". Tuttavia, ci sono un bel po' di pezzi scritti da dio, quindi rompi pure il salvadanaio che hai farcito non comprando la merda di Makkox e investi in questa cosina. Prima però devi recuperare gli altri Tatsumi, sennò poi credi che lui sia solo sta robetta qui. Che comunque, ad averne.


Wilson
di Daniel Clowes

Coconino Press
77 pagine

Rubato dalla borsa della spesa di mio fratello e letto in venti minuti. Non ho mai voluto comprarlo perché mi sembrava una spesa tanto per. Non mi sbagliavo. E' forse la più alta vetta di creative laziness clowesiana. La storiella (che in realtà sarebbe anche caruccia) viene disciolta in una sessantina di tavole autoconclusive dove l'autore salta da uno stile all'altro quasi sempre senza ragione (tutto il lavoro fatto in Ice Haven è stato dimenticato). Un misantropo piuttosto pacioccone ritrova una vecchia fiamma e scopre di essere padre di una ragazzina affidata dalla nascita a una famiglia di sconosciuti. Da qui parte una serie di istantanee nella vita di questa bietola alla ricerca della sua progenie, all'ombra del suo disperante bisogno di non morire solo. Detta così non sembra neanche male. E invece lo è abbastanza.

 
Onward Towards Our Noble Deaths
di Shigeru Mizuki

Drawn&Quarterly
368 pagine

In realtà questo l'ho letto un secolo e mezzo fa, ma visto che sto leggendo Nonnonba, mi è tornato alla memoria e ho deciso di scriverci due righe.
E' la storia - più o meno autobiografica - di Shigeru che va alla guerra. Scordatevi tutte le puttanate sul folle coraggio kamikaze e sull'eroismo suicida dell'esercito del Tenno. Qui ci sono solo soldati che si cacano letteralmente addosso dalla paura, che rischiano la pelle pur di trovare qualcosa da mangiare e che si oppongono come possono agli ordini senza senso di qualche capitanetto di buona famiglia andato in guerra in cerca di gloria.
Il libro è bellissimo ed è di un antimilitarismo sfrenato, spaventato, cieco, coglione, sincero. Niente menate sulla disumanità della guerra in generale, ma solo i ricordi terrorizzati di un gruppo di soldati che non vede l'ora di tornare a casa.
Compralo subito.

Ps: Nonnonba arriverà in Italia il 13 giugno. Prefazione di Paolo Interdonato e traduzione di Vincenzo Filosa. E con questa piccola doppia pompa fra amici, passo e chiudo.

5 commenti:

marco corona ha detto...

Che criticone

pasquale la forgia ha detto...

alla fine però le cose che compro in qualche modo me le faccio piacere (vedi fallen words). quelle che mi prestano, mi fanno cacare duro (vedi wilson).

marco corona ha detto...

e se te regalano?

pasquale la forgia ha detto...

non mi regalano libri da un pezzo. per fortuna.

cooksappe ha detto...

prendo nota!