05 agosto, 2006

Libri che non vorresti incontrare - 3

Apro e chiudo una rischiosa parentesi autobiografica su Andrea Pazienza.
Tutti - o quasi - quelli che passano su questo blog lo conoscono. Molti lo hanno letto, alcuni lo hanno adorato, altri continuano a farlo con un'adesione che sa di culto.
Io inciampai in Pazienza mooolti anni fa. Ero ancora minorenne.
Ogni settimana andavo in edicola a ritirare il mio bel fascicoletto de La grande avventura dei Fumetti DeAgostini (un'enciclopedia dei comics da Alley Oop a Zora la vampira). Sfogliando quel mare magnum di strisce nazional-popolari e pallosissimi fumettoni d'autore, restai folgorato dall'underground americano, da una piccolissima vignetta con un biondino cattivo e nasuto e dalla copertina di una rivista chiamata Frigidaire.
Insomma: dovevo avere quei fumetti, ma non è che fosse così semplice per un ragazzetto della provincia di Bari. Ma la provvidenza ci mise del suo.
Da piccoli mio fratello e io eravamo abituati ai lunghi viaggi in macchina che ci portavano da Capurso (Bari) a Casale sul Sile (Treviso). Roba di parenti.
Durante queste interminabili pippe autostradali, le uniche ragioni di entusiasmo erano le soste in autogrill, dove potevamo fiondarci al reparto edicola e ravanare fra i fumetti in offerta (bustacce con tre western a 2500 lire... c'ho riempito librerie con quelle cazzate). Ma un giorno ebbi fortuna. Quando sembrava ormai chiaro che dovevo tornare in macchina a mani vuote, decisi di passare dal luminoso autogrill al ben più triste casotto degli accessori auto. Avete presente: tergicristalli, olii, deodoranti, orrendi souvenir a base di conchiglie, stendardi delle città vicine, copricerchioni... tutta mercanzia che macera e languisce nella consapevolezza di non essere appetibile. Be', non ci crederete, in mezzo a quella tristissima merce, le mie manine innocenti afferrarono una saetta arancio, una deflagrazione patinata: la prima raccolta delle storie di Zanardi!
Stavo morendo. Presi a ridere dalla contentezza. Arrivato in macchina presi posto dietro e cominciai a leggere. Anzi, prima sfogliai tutto. Pazzesco! C'erano dei cazzi! E ragazze nude che ne volevano! E ragazzi che scuoiavano animali! Secchioni che strangolavano presidi vaccone! Bidelli spioni con figlie ingravidate a tradimento! Mattonate in testa! Farmacie svuotate! Collegi femminili in fiamme! Umidissime leccate di figa! E molto altro, direte voi, ma io avevo tredici anni e vedevo soprattutto quello. Intendiamoci, è chiaro che non ero sceso sulla Terra in quell'istante: di fighe (fotografate, filmate e disegnate, vere mai) ne avevo viste, ma quella era un'altra cosa. E comunque, cercate di capire, ero seduto a 25 centimetri dalla schiena dei miei genitori e stavo leggendo quello!
Ovviamente, trovato Zanardi, feci di tutto per procurarmi il resto. E capii che quel fumetto era roba forte, roba mia. In quegli anni disegnavo tanto e Pazienza prese il sopravvento sulla mia mano. Io, ovviamente, ne ero felice.
Poi passarono gli anni e - vuoi perché scoprivo e leggevo altro, vuoi perché all'improvviso lo leggevano tutti - Pazienza arrivò a rompermi i coglioni. Ormai avevo visto quasi tutti i suoi libri e buona parte del suo materiale sparso: le nuove pubblicazioni non facevano altro che riesumare cose quasi mai degne d'esser raccolte in volume. L'ultimo indecoroso esempio è quest'impagabile stronzata edita da Fandango.
Ma anche queste inevitabili delusioni non possono farti scordare quello che è stato. Gli amori ricambiati restano, le cose che hai coltivato rimangono tue, solo le stronzate vanno via senza traccia di stile. Infatti anche oggi, ad anni di distanza, quando riguardo le sue cose, non posso non emozionarmi, rinverdire la passione, magari senza scaldarmi troppo.
Ed è proprio questo che io credo d'aver trovato, oltre a una stordente facilità di disegno, nell'opera di Pazienza (non lo chiamo "Andrea" perché il fatto che sia morto giovane non fa di lui un mio coetaneo o - follia! - un mio amico): il legame - quasi morboso - con la traccia profonda di cose un tempo preziose e poi più lontane, che ogni tanto riaffiorano decise, tornando a pretendere sangue e dedizione. L'unico legame - quello con noi stessi - che ci permette di sopravvivere al minaccioso e vorace vuoto pneumatico di quelle persone inodori e senza volto "che pretendono di poter barattare una intera via crucis con una semplice stretta di mano o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore..."
Qual era poi il libro di cui volevo parlare? Be'... poco importa.

(Immagine 1: quarta di copertina per Cannibale, Andrea Pazienza)
(Immagine 2: tavola tratta da Pompeo, Andrea Pazienza)

3 commenti:

roberto la forgia ha detto...

chissà cosa saremmo adesso se non fossimo passati per quell'autogrill.

e soprattutto se non ci fossi passato Tu!
perchè, a rigor di cronaca, quella sera sono entrato in quell'autogrill prima di te (tu probabilmente eri andato a pisciare).
quando ne uscii, tu mi chiedesti, mentre mi ci riportavi dentro "hai trovato qualcosa di bello?".
eravamo davanti l'espositore dove, in basso, zanardi aspettava.
io ti risposi "non c'è un cazzo" indicando qualche tex o diabolik.
e tu "ZANARDI!"

!!!BANG!!!

ed io "ah, si. e poi c'è anche quello"

...

"e poi c'è anche quello"...
mamma mia, che cagata di testa che c'ho!
fortuna che ci sei sempre stato tu al mio fianco.
fortuna mia, mannaggia...

ciao Fratello

Pasquale La Forgia ha detto...

signor artista... lei mi fa arrossire...
se fossimo pescatori samoani (o camorristi napoletani) avremmo già un bel tatuaggio in comune, come due bravi fratelli.

ciao Fratello

dejamort ha detto...

forse il piu grande in assoluto