01 maggio, 2007

Il dizionario del Diavolo - 2

"Quando io uso una parola", disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, "questa significa esattamente quello che decido io... né più né meno."
"Bisogna vedere", disse Alice, "se lei può dare tanti significati diversi alle parole."
"Bisogna vedere", disse Humpty Dumpty, "chi è che comanda... è tutto qua."


Scrivevo ieri di una libertà responsabile, tornando a quella distinzione cittadino/individuo che per me è sostanziale quanto chiarificatrice. La libertà dell'individuo non è di per sé responsabile, perché potenzialmente ridotta ed esaurita nello spazio della libertà di pensiero, perché non implica necessariamente una libertà d'azione o di comunicazione. Al contrario la libertà del cittadino non può eludere la sfera dell'azione pubblica, non può sottrarsi a un processo di concertazione collettiva che stabilisca - confermando o ribaltando - un seppur momentaneo ordine delle cose. E' come trovarsi in un quieto inferno benthamiano di onnipresenti panottici, in cui siamo al contempo prigionieri e carcerieri, una sorta di borsa della legittimità in cui siamo continuamente chiamati a contrattare e mercanteggiare i nostri diritti e doveri alla luce di quelli degli altri. E' in questo scarto conoscitivo, in questa presa di coscienza della presenza dell'altro, che si annida il pregiatissimo retrogusto carcerario della convivenza civile.

Buona giornata. A Humpty Dumpty e ad Alice. Senza distinzione.


(Fotografia: Humpty Dumpty, salvadanaio meccanico mangiamonete)

13 commenti:

sergio ha detto...

roba tosta!
ma che fai ale, mi vedi il bicchiere mezzo vuoto? ti vorrei vedere in una cittadina o in una nazione di soli humpty dumpty, se mai fosse possibile già solo pensarla...
(non appena tornerò, "tecnica del colpo stato" sarà il primo libro che comprerò!)

Pasquale La Forgia ha detto...

caro sergio,
una cittadina di soli humpty dumpty sarebbe un incubo! intendevo al contrario soffermarmi sul rischio dell'assenza di contrattazione. il caro humpty è una sorta di cinico antesignano del cavaliere inesistente di calviniana memoria: un guscio vuoto che trae potere dal fatto di non avere contatto con la terra, preferendo di gran lunga star seduto sul suo muretto. dall'alto della sua seduta, humpty dà il senso che più gli aggrada alle parole che pronuncia. e non ammette repliche, per il semplice motivo che qualsiasi rimostranza è fatta sulla base di un vocabolario non condiviso né condivisibile (e tu che studi rorty, di vocabolari dovresti intendertene), perché in continua, totale e arbitraria ridefinizione. calvino aveva usato il suo agilulfo come scoperta metafora della burocrazia: una struttura potente quanto inefficace, una forza disorientata e sprecata. ma mentre agilulfo tutto sommato rassicura, humpty dumpty, nato mooolti anni prima dell'armatura calviniana, è terrore puro per chi ama il quieto vivere. discredita senza posa i rassicuranti ancoraggi forniti da glossari, galatei, dizionari, enciclopedie...
insomma, tutta questa pippa per dire che quel che conta è l'ultima battuta del dialogo fra alice e humpty:

"Bisogna vedere", disse Humpty Dumpty, "chi è che comanda... è tutto qua."

sai com'è, se usiamo un linguaggio per comunicare, e se è vero che nell'atto comunicativo saldiamo una pregressa contrattazione sul senso delle parole che usiamo, è allo stesso modo vero che se qualcuno fa saltare questa saldatura, rischiamo di romperci la testa. di rivelare d'essere gusci vuoti come humpty o armature cave come agilulfo.
e questo non è altro che uno dei campi del potere. uno di quelli dove più assiduamente si mettono alla prova i concetti di responsabilità e libertà.
quando arrivaremo dello stato del giornalismo in italia, tutto diverrà drammaticamente più chiaro. ma per ora mi limiterei a rimandarvi a questo (se avete voglia e pazienza, riguardatevi la sezione commenti).

ciao,
pasquale "lavorare" la forgia

sergio ha detto...

(ho fatto i compiti e, grazie al tuo suggerimento, mi sono andato a leggere il notevole scambio tra te e fosco/mb. davvero bello!)
allora, mi sa che, se spremo la tua risposta (ché siamo sempre in sezione commenti!) quello che rimane è il nodo linguaggio/potere. su certe cose sono daccordo (su altre, come la distinzione rigida fra vocabolario privato e vocabolario condiviso, non ti seguo - riesci facilmente a definire tale distinzione, e dove comincia l'uno e finisce l'altro? i giochi linguistici hanno davvero confini tanto definiti che so quando humpty dumpty mi prende in giro o no? o meglio, il suo uso del linguaggio resta sempre imprendibile anche se continua a sputarmi addosso le stesse strutture grammaticali, sintattiche e grafiche con le quali sono cresciuto? ma mi sa che sto divagando) dicevo, vorrei gonfiare la discussione e, contemporaneamente, portarla sul un terreno quotidiano. prendiamo il caso del giornalismo, a quale pure alludevi. qui il nodo linguaggio/potere è così forte che ogni volta che guardo un tg, di qualsiasi canale, non posso che sganasciarmi dalle risate. posto che il nudo fatto della cronaca non esiste, che il supposto livello enunciativo neutrale del giornalismo è fasullo quanto quello di un fumetto, di un documentario sui gorilla o di una rivista scientifica di ingegneria edile, ogni volta è sempre l'astratto racconto del mezzo busto che mi piega in due: il suo anonimo e sfrenatoo barcamenarsi fra il supposto dovere di cronca (ma cos'è una cronaca? le 5 W sono, se assunte responsabilmente, una più abissale dell'altra), tra un moralismo da chiesetta provinciale e la pur sempre necessaria strizzatina ai giovani. è la performatività dei giornalisti dei tg che fa ridere: praticamnete il loro livello di lingauggio\potere non è uguale a zero, ne è sempre al di sotto, e di molto -l'azzeramento lascierebbe sempre una traccia, un po' di cenere...) mi fermo, non voglio scrivere un commento più lungo del tuo...
ciao ale

Pasquale La Forgia ha detto...

caro sergio,
sì. il punto è proprio questo. ieri parlavo con roberto, facendogli notare che le prime otto pagine di "repubblica" erano dedicate a una ragazza romana uccisa in metro da una coetanea rumena e a tutta la ricaduta sul dibattito parlamentare "immigrati e sicurezza". ora, posto che la vita di una persona è importantissima, trovo al contempo assurdo che il primo quotidiano italiano cazzeggi su un fatto di cronaca per ben otto pagine (inutile dire che più avanti di cronaca nera ce n'era ancora un bel po'...), facendomi credere che quell'occasionale omicidio fosse inscrivibile in un contesto più grande e significativo.
mi si dirà: "sono fatti sentiti dalla gente, sono questioni che colpiscono e scuotono l'opinione pubblica, su un tema centrale come l'integrazione e le sue falle". rispondo: "come può l'opinione pubblica farsi un'idea sull'integrazione e le sue falle se l'unica lente attraverso la quale esamina questo argomento è quella degli omicidi e delle violenze?". si potrebbe addirittura arrivare a dire - per amore del paradosso - che il filtro linguistico del giornalismo infetti delle realtà molto più placide di quanto non si creda. qualsiasi pirla con un tabulato sotto gli occhi può arrivare alla conclusione che l'incidenza dei fenomeni criminali è proporzionalmente pressoché identica fra cittadini italiani e non. questo non vuol dire che un crimine commesso da uno straniero non vada stigmatizzato, ma è assurdo che debba diventare la base per la quotidiana e sospettosa ridefinizione del rapporto fra italiani e stranieri. eppure su questo punto il giornalismo italiano, anche nelle sue declinazioni "progressiste", casca sempre nella tentazione del sensazionalismo: un omicidio diventa "campanello d'allarme", "segno di una situazione che sta per scoppiare", "rivelazione di un oscuro sottomondo di violenza". insomma, invece di farsi bastare il fatto che una ragazza è morta per un motivo - ne sono certo - futilissimo (cosa già di per sé rivoltante per un lettore medio), il giornalista non può evitare di cagare fuori dal vaso, e cogliere una ghiotta occasione per narrativizzare il tutto: ecco allora l'eroina amata da tutto il vicinato, l'antieroina figlia di situazioni di disagio, il violento teatro del sottomondo capitolino e, dulcis in fundo, il CONTESTO POLITICO e le reazioni dell'OPINIONE PUBBLICA. peccato che quella mattina, prima di vedere il tg, l'opinione pubblica doveva fare ancora colazione, doveva ancora guardarsi allo specchio e ricordarsi d'essere "opinione" e, soprattutto, "pubblica".
buona giornata.

pasquale "il mio commento è più lungo del tuo" la forgia

Anonimo ha detto...

a proposito di Humpty Dumpty ricordiamoci che il suo stare sul muretto alla fine non gli giova più di tanto. la fillastrocca se non ricordo male faceva così:

Humpty Dumpty sat on wall
Hampty Dumpty had a great fall
And all the king's horses
And all the hing's men
Could'nt put Humpty
Toghether again


e chissà perchè....

Pasquale La Forgia ha detto...

sappiamo, sappiamo... anonimamente, ma sappiamo. ci sarebbe da dire che per alcuni humpty altro non sarebbe che una rappresentazione allegorica di riccardo III. la tradizione tramanda che il re cadde dal suo cavallo durante la battaglia di bosworth field, facendosi molto male. come si chiamava il cavallo? wall, come il muro da cui il nostro amato ovetto cadde sfracellandosi il guscio. questo spiegherebbe anche il riferimento ai "cavalli del re" e agli "uomini del re" contenuto nella filastrocca.

anonimamente saluto.

Anonimo ha detto...

che erudizione! sorpreso e anonimo risaluto...

Anonimo ha detto...

troppo gentile. anonimamente arrossisco. comunque, nessuna erudizione. solo un lungo ponte a disposizione per spulciare wikipedia.

sergio ha detto...

io la smetto qua, si è già arrivati alla gara delle misure...

Pasquale La Forgia ha detto...

@ sergio:
ma no, ma no, amico caro! lo sai che le misure non contano!

pasquale "certamente" la forgia

davide mengacci ha detto...

basta. le uova si fanno in padella. le pippe in bagno. alice voleva solo farsi stuprare! ed alla fine così è stato! un coniglio, un uovo, un mazzo di carte. lei lo ha voluto. autostupro volontario. il primo caso della storia. poi mia nonna è stata la seconda. non avete capito un bel niente! documentatevi.

mengacci "sex for an egg" davide
mengacci "sex with an egg" davide

p.s. complimenti a questo tal pasquale per la citazione "Bisogna vedere", disse Humpty Dumpty, "chi è che comanda... è tutto qua."

Pasquale La Forgia ha detto...

@ davide:

"basta. le uova si fanno in padella. le pippe in bagno."

questo è quello che si dice un incipit con i controcazzi. e sai bene che non sto scherzando, caro il mio futuro commentatore di mercati e finanza.
grazie per i complimenti, ma il merito è tutto di quel geniaccio di carrol. io ci ho solo tirato una riga sotto.

a presto,
pasquale "modestamente" la forgia

Anonimo ha detto...

he he he. vedo che il dibattito si anima....povera alice, non concordo sull'autostupro. ma efficace l'incipit.
pasquale, bravo moderatore