18 giugno, 2007

La realtà del male - Hostel II

Piccola premessa metodologica: non andavo al cinema a vedere un film d'orrore da parecchio. Sono stufo del puro gore adolescenziale e delle storie paranoiche o piene di mostri che l'oriente ormai sforna a bizzeffe. Perciò, quando la settimana scorsa mi si chiese di andare a vedere Hostel II ero un po' scettico, ma venivo da un intenso giorno di lavoro e così mi dissi: perché no? al massimo mi faccio due risate.
E invece Hostel II, di cui confesso di non aver visto il primo capitolo, è davvero un buon film d'orrore, anzi è horror per adulti, di quelli che non se ne vedono spesso in giro. Citazioni mai sopra le righe o tanto per farle, in più ci sono diversi piccoli camei come, ad esempio, una Fennech ancora insegnante. Il regista, inoltre, sa cosa vuol dire usare la macchina da presa.
Ma l'aspetto forse più bello, quello che più mi ha colpito, è il modo in cui il male e la violenza vengono trasposte e descritte nelle loro dinamiche quotidiane e a dir poco banali; nell'essere cioè più subdole o laide che negative in quanto tali. L'aspetto orrorifico e sanguinolento, più che nella sua componente visiva, pervade e caratterizza il film a livello subliminale, nel suo strato profondo. E' come se il contenuto realmente horror del film fossero le relazioni (brevi o prolungate) fra i vari personaggi, non la testa che salta o il gatto affamato che ne prende il posto per riempirsi la pancia col midollo - sequenze che pur ci sono!
Scene memorabili: la bellissima asta coi cellulari, lo sputo in faccia (di cui sono stato l'unico a ridere in sala!) e poi la falce, ooh sì la falce...

(Immagine: un ameno siparietto presente nel film)

2 commenti:

Frans Van der Groov ha detto...

a me i film di paura mi fanno paura

sergio ha detto...

meglio ancora! cosi' hai la scusa per gettarti sulla ragazza con cui sei andato a vederlo...